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Del: 27/06/2010
Numero: 334
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PREGHIERA

Gesù,
caro fratello maggiore
e’ difficoltoso seguirti,
ma sei tu il mio maestro di vita,
guida ai miei passi
che m’insegni ancora e sempre
ad essere libera interiormente
e capace di amare come tu ci suggerisci,
ossia “ascoltando la volontà del Padre Nostro nel mio cuore
e di immergermi quotidianamente tra la gente”
che molte volte è ancora tarda a capire
i segni del tuo amore e dura di cuore,
incapace di osservare davvero l’insegnamento
“Ama il prossimo tuo come te stesso”.

Tu che mi insegni col tuo fare
ad assumermi il rischio di rompere certi legami
e a non guardarmi più alle spalle,
aiutami a continuare a camminare sui tuoi passi
sicura di trovare, oltre il cammino pietroso,
anche la felicità della vera vita
con le sue fatiche,
a darle senso e farla diventare autentica.
Grazie Gesù fratello mio.

 
P.R.  
 

IL VERO PADRONE DEL PALLONE

Secondo quanto scrive il giornalista brasiliano Pepe Escobar, a decidere in quale direzione deve andare il mondo del calcio e a tirare le fila dei campionati mondiali, con un giro d’affari di miliardi di dollari, è Sepp Blatter, capo della Fifa, un’organizzazione il cui potere è paragonabile a quello del Fondo monetario internazionale. La Fifa è responsabile della commercializzazione di ogni singolo prodotto legato al calcio professionistico, gestisce interamente la pubblicità e i diritti televisivi.
È l’epicentro di un giro d’affari di 250 miliardi di dollari. Solo con i Mondiali sudafricani guadagnerà circa quattro miliardi di dollari. “Icona di un capitalismo selvaggio, la Fifa non perde mai soldi. È assicurata per ogni evenienza.
Per questi Mondiali la polizza ammonta a circa nove miliardi di dollari. Inoltre, l’organizzazione ha un potere economico enorme nei confronti degli stati che ospitano la manifestazione”.
Per l’organizzazione dell’evento, il Sudafrica aveva intenzione di spendere circa 500 milioni di dollari. Troppo pochi, per la Fifa.
Così le spese sono arrivate a sei miliardi.
Ma la federazione calcistica mondiale influisce anche sulle politiche dei governi. “Quattro anni fa il parlamento sudafricano ha attribuito ai Mondiali lo status di ‘evento protetto’, gestito da una normativa specifica. In poche parole ha lasciato alla Fifa i diritti per qualsiasi cosa, dalla pubblicità al marketing fino al controllo del perimetro intorno agli stadi. È così che la Fifa agisce. In questo modo apre il mercato agli investitori e alle multinazionali”.
È per questo motivo che la Fifa ha chiesto al governo di nascondere la povertà e il degrado nel paese. “Come se i Mondiali non si stessero giocando in un paese con una disoccupazione al 40 per cento e la metà della popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno”.
La cosa peggiore è che i benefici per il Sudafrica saranno abbastanza modesti. “A guadagnarci saranno gli sponsor e gli organizzatori. La maggior parte dei prodotti arriva dalla Cina. Quando le squadre faranno le valigie, il 12 luglio, molti dei 150mila sudafricani che hanno trovato lavoro grazie ai Mondiali, torneranno a essere disoccupati”.

 
  
 

UNA STORIA DI PAESE

Il 17 luglio presenterò un mio libro dedicato al paese in cui abito, e il paese in cui si nasce è il più bel paese del mondo. Assumendo a verità quanto esposto, ci si guarda attorno e ci si accorge che i mutamenti avvenuti negli ultimi anni, hanno ridimensionato l’aspetto di ciò che ci circonda ed il modo di vivere di chi vi abita.
La nostra Campalto si è trasformata da paese di campagna, in cui le dinamiche del quotidiano erano regolamentate e cadenzate dai rassicuranti rintocchi del Campanile della Chiesa di San Martino, ad un paese di periferia, più dormitorio che borgo vitale, soggiogato dai ritmi degli opifici e del lugubre e spettrale ululato delle sirene del Polo Industriale di Porto Marghera. Di fronte a questa sensazione di annichilente malessere legato alle ultime tristi vicende che hanno caratterizzato la vita del nostro paese, mi sono avventurato, dopo aver riordinato i ricordi, nella stesura di un libro per riaccreditare a Campalto la sua identità di paese ed in cui i suoi abitanti, ripercorrendo il passato, possano scrivere un consapevole futuro.
Il mio intento è stato quello di portare una testimonianza, sicuramente parziale e molto personale, non potrebbe essere altrimenti, che possa diventare motivo di riscoperta di questo paese, quello che avrebbe potuto e dovuto essere, troppo abbacinato nel riscoprirsi periferia, troppo legato ad una strada che si è sostituita ad esso, che gli ha dato tempi e luoghi, che ha cambiato l’armonia della terra nel rumore dell’asfalto, nell’aria solcata dagli stridii di pistoni e marmitte, di freni e clacson, per poterlo far diventare umano, per essere rivissuto in una nuova dimensione spazio-temporale, in cui ognuno diventi indispensabile tassello nel puzzle della quotidianità.
Questo vuole essere anche un viaggio nella memoria, un’esplorazione di usi e costumi di un borgo dapprima pre-moderno e di quel mondo casalingo quasi medievale in cui la lingua ufficiale era il dialetto, con tutte le sue espressioni particolari ed intraducibili, inoltre vuole anche essere un omaggio a tutti coloro che non hanno potuto conoscere questo paese nella sua essenza vera, sanguigna, che sono arrivati quando ormai il progresso aveva creato dormitori e relegato gli abitanti a semplici numeri nelle statistiche demografiche.

 
Claudio Pietrobon  
 

LE PAROLE DELLA FEDE

“Una testimonianza fatta di non molte parole, ma di una vita semplice, vissuta con fede”. Con queste parole Mons. Luigi Padovese ricordava, durante la seconda Assemblea Ecclesiale del Patriarcato di Venezia nell’ottobre scorso, la figura di don Andrea Santoro, il sacerdote assassinato in Turchia nel 2006. Queste stesse parole crediamo di dover applicare a Mons. Padovese, ucciso lo scorso 3 giugno, dove risiedeva come Vicario Apostolico dell’Anatolia. Lui stesso delineava la centralità della testimonianza, “che fonda e precede l’annuncio, anzi è il primo annuncio”.
“Uno sguardo alla recente storia porta a riconoscere che, in Turchia, parecchi cristiani tra quel 20% che agli inizi del ’900 costituivano la popolazione totale, a motivo delle discriminazioni e vessazioni sperimentate, hanno scelto - almeno formalmente - di rinunciare alla loro fede omologandosi ai musulmani. Altri - assai pochi - hanno mantenuto la propria identità, ma a volte senza un reale approfondimento. L’hanno conservata nel rispetto della tradizione come si conserva in casa un quadro antico di cui non si apprezza il valore. Lo si tiene perché fa parte dell’arredamento della casa, ma senza dargli il giusto rilievo, facendone una ragione di vita.[...]
In questo particolare momento storico di Europa a molti cristiani, presumibilmente per una concezione individuale e intimistica di religione, sulla quale si dovrebbe riflettere e nella quale la si vorrebbe relegare, risulta difficile confessare a parole la loro fede.
V’è un diffuso timore nel trattare temi religiosi e manca il coraggio di affermare sia in pubblico che in privato la propria fede, spesso per scarsa formazione. Il che ci ricorda come sia necessaria una nuova grammatica della fede che significa anzitutto chiarire a se stessi perché e come essere cristiani, e poi chiarirlo e mostrarlo a chi non lo è.”

 
  
 

ARRIVEDERCI

Siamo arrivati all’ultimo numero dell’Insieme e non ci resta che ringraziare tutti quelli che sono stati disponibili a scrivere le “due righe” che hanno servito a costruirlo settimana dopo settimana.
Quest’anno abbiamo ricevuto anche molti contributi “spontanei”, questo significa che è sempre più sentita la voglia di comunicare e condividere, attraverso questo piccolo foglietto, le idee e le esperienze di ognuno di noi.
È stato bello poi ricordare e sottolineare anche la vita del nostro paese e del territorio che ci circonda perché guardandoci attorno possiamo accorgerci anche di chi sta fuori dalla nostra realtà di parrocchia. Partendo proprio da questo concetto, già dall’assemblea parrocchiale dello scorso settembre, era uscita l’idea di pubblicare dei numeri dell’Insieme, magari mensili, da destinare al paese, attraverso gli esercizi commerciali (la distribuzione porta a porta sarebbe troppo impegnativa e dispendiosa), ed iniziare così una comunicazione aperta a tutti e sottolineare l’aspetto della missionarietà che dovrebbe rispecchiare il nostro essere Chiesa; ma per fare questo c’è bisogno di altre persone nella collaborazione e progettazione costante.
Chi volesse quindi farsi avanti ed entrare nella redazione dell’Insieme, anche per provare ad iniziare questa nuova esperienza, è bene accetto. Ovviamente raccogliamo anche suggerimenti, critiche e quant’altro per poter migliorare sempre più questo strumento, che non è il frutto solo di chi lo gestisce, ma lo specchio della nostra comunità, ed attraverso le risposte di tutti, si ha la certezza che si sta costruendo qualcosa. Grazie a tutti e buone vacanze.

 
Laura  
 

ATTIVITA’ ESTIVE

Le Vacanze di Branco dei nostri lupetti si svolgeranno dal 25 al 31 Luglio a S-Chanf, un piccolo paesetto vicino a St. Moritz, in Svizzera.
Gli scout del reparto pianteranno le loro tende in Valcampelle ,in provincia di Trento dal 3 al 13 luglio.
Il Clan vivrà la Route, cioè il campo di cammino, nell’isola d’Elba nella prima settimana di agosto.

Per la prima volta, la parrocchia organizza un campo estivo per i giovani delle superiori. Si svolgerà dal 15 al 22 agosto presso la casa della parrocchia di Spinea a Lentiai.

Sempre a Lentiai, dal 22 al 29 agosto si svolgerà la settimana di vacanze del gruppo famiglia parrocchiale.

Nell’augurare a tutti buone vacanze vi chiediamo di prendervi nota del primo appuntamento comunitario: sabato 25 e domenica 26 settembre, assemblea parrocchiale a Lentiai (BL).

 
  


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